Scritto nel lontano 20/11/2009 ma ancora (più) attuale, a pochi giorni dai referendum

Da un articolo di Gianni Quaratino su Libertà del 20/11/2009: Acqua privatizzata. Ci risiamo: secondo l’ormai consueta metodologia che vede l’improvvisa attenzione della classe politica su un argomento che ciclicamente si affaccia all’attenzione dei media, in questi giorni tocca all’acqua.  Sono anni che sull’argomento acqua in Italia se ne sentono di tutti i colori: è poca/è tanta, è ovunque mal gestita/è mal gestita solo al sud, è nelle mani delle multinazionali, è nelle mani della mafia, è sicura/è inquinata…
In questi giorni, in verità, pare di avvertire una sorta di attacco a 360 gradi contro l’acqua italiana.
Sui media, in sostanza, i vari politici ed “esperti” (o pseudo-tali) interpellati paiono concordi nelle seguenti affermazioni:
– l’acqua italiana è “mal distribuita”, citando ad esempio dati che dimostrerebbero che solo una parte di quella captata giunge effettivamente nelle nostre case, mentre una percentuale variabile (dal 20 al 50%, quest’ultima al sud naturalmente) andrebbe “persa” tra tubature obsolete e furti.
– l’acqua “costa troppo poco in Italia”, come se questo dato fosse una vergogna.
– l’acqua, in alcune zone, è “praticamente imbevibile”: giudizio fantasioso e privo di alcuna rispondenza scientifica, ove si considerino i numerosi e frequentissimi controlli dei laboratori d’analisi pubblici.
– la gestione dell’acqua sarebbe migliore qualora fosse affidata ad associazioni tra più enti o, meglio (guarda un po’) a privati. E con quest’ultima affermazione si arriva al dunque: è necessario privatizzare… non privatizzare l’acqua (badiamo bene) ma privatizzare la gestione dell’acqua. Nessuno, però, si sta prendendo la briga di spiegare perché la privatizzazione dovrebbe dare dei vantaggi tangibili agli italiani. Posto che un privato non è un ente di beneficenza, ma è un soggetto che ha l’obiettivo di trarre profitti: come fa un privato a “prendere in mano” una situazione descritta come così disastrosa, a migliorarla con costosissimi lavori di ingegneria idraulica e nello stesso tempo guadagnare del denaro?
Anche un non addetto ai lavori ha modo di dare subito una risposta: aumentando le tariffe! E’ inutile girarci attorno: non esiste un altro modo! Sono inutili le sottili distinzioni semantiche (privatizzare l’acqua/privatizzarne la gestione), è inutile invocare eventuali (ma non garantiti) miglioramenti della rete idrica italiana (impossibili senza il massiccio intervento di capitali pubblici), è falso invocare una “maggior sicurezza” della potabilità (è già sicura), fa ridere l’intenzione di “sottrarre l’acqua alla mafia” (che continua a dedicarsi ad altre e più schifose attività).
Siamo alle solite: in nome di un improbabile incremento dell’efficienza il privato cerca di gestire quello che possiamo considerare un monopolio pubblico, usando le nostre tasse per gli oneri (i costosissimi lavori e manutenzione della rete idrica) e posizionandosi alla cassa (tanto le bollette aumentate le pagano i cittadini) per riscuotere. L’argomento “acqua” è un argomento molto tecnico ed esteso e non è un problema che può essere affrontato con qualche giorno di dichiarazioni ai media ma di certo è un argomento che attiene la disponibilità di un “bene primario“, cioè un bene che sta a fondamento di uno o più altri, come l’aria, l’acqua, il pane, la salute, la libertà, il reddito, la casa. Cerchiamo di non dimenticarlo.
 
 
 
 

 

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