Non facciamoci influenzare dagli spot. La cuccagna dei farmaci

“LA CUCCAGNA DEI FARMACI. NON FACCIAMOCI INFLUENZARE DAGLI SPOT”. Parole sante, che ci provengono dal sito di “altroconsumo“. “Comincia la stagione in cui la pubblicità ci bombarda di spot di farmaci contro in­fluenza e raffreddore – continua il post – che promettono di farci passare in un battibaleno qualsiasi fastidioso sintomo. Si tratta spesso di farmaci cari, inutili e dannosi. Molti contengono più principi attivi (per esempio, uno per calmare la tosse, uno per la febbre e l’altro per decongestionare il naso), che finiscono per moltiplicare gli effetti indesiderati. Farmaci per abbassare la febbre. Vanno usa­ti eventualmente quando la febbre è alta e mal tollerata. Molti sono a base di paracetamolo, che è un principio attivo in genere sicuro, se però è preso alle dosi raccomandate. Quando assunto in eccesso può provocare problemi epatici. Quel­lo del sovradosaggio è un rischio concreto, visto che molti farmaci con nomi commerciali diversi lo contengono, per esempio TachifluDec e Zerinol. Antidolorifici. Per il mal di testa, i dolori mu­scolari e il malessere generale i principi attivi più noti sono l’acido acetisalicilico (Aspirina) e Ibuprofene (Moment). Questi analgesici posso­no irritare lo stomaco, causare disturbi digestivi, ulcere e sanguinamento. Molti non sanno che l’Aspirina non va usata da chi ha meno di 16 anni, a causa del rischio della sindrome Reye, una ma­lattia fatale che colpisce cervello e fegato. Gocce e spray nasali. Liberano temporane­amente il naso, ma se usati per più di qualche giorno possono addirittura peggiorare la situa­zione. Sono controindicati per i bambini sotto i 12 anni, per il maggior rischio di effetti indeside­rati: eritemi, eruzioni cutanee, difficoltà respira­toria, rallentamento del battito cardiaco. Sciroppi per la tosse. In linea di massima non servono: la tosse, quando c’è catarro, è uno stimolo utile per la rimozione del muco dalle vie respiratorie. Attenti alle combinazioni di principi attivi: ci sono sciroppi che contengono una so­stanza sedativa, che sopprime la tosse, e un’altra espettorante (che fluidifica il catarro), che la fa aumentare. Un cocktail assurdo. Vitamina C e altre pastiglie. Assunta attra­verso integratori o farmaci, non è efficace né per prevenire né per curare raffreddori e influenza. Quanto alle pastiglie antisettiche (disinfettanti) del cavo orale non hanno un effetto dimostrato nel mal di gola”. Il post si dilunga poi su riconoscimento e cura dell’influenza: “Antinfluenzali? No, grazie. Come si riconosce e come si cura l’influenza. I consigli per evitare il contagio. L’efficacia del vaccino. Tutte le risposte ai dubbi sul classico malanno dell’inverno

Arriverà con i primi freddi. Pun­tuale, come tutti gli anni. Dopo­diché, al solito, cominceremo a chiederci quando toccherà a noi o se riusciremo a scamparla. Sì, per­ché l’appuntamento con l’influen­za stagionale è considerato quasi ineluttabile, una fortuna se lo si manca. E sono in molti a pensare di averla presa, quando spesso non è così: facile confonderla con altre malattie da raffreddamento, che presentano sintomi spesso sovrap­ponibili a quelli dell’influenza, ma che invece sono causate da virus diversi (sono circa 200) che infet­tano le vie respiratorie.

L’influenza vera e propria, che è una malattia respiratoria acuta, si manifesta con l’improvvisa com­parsa di febbre alta, oltre i 38 °C, accompagnata spesso da brividi, tosse, mal di gola, mal di testa, dolori ossei e muscolari. Siccome questi disturbi non compaiono sempre tutti insieme e con la stes­sa intensità, non è raro scambiare per influenza un mal di gola con febbricola e naso tappato.

Importante riconoscerla

Una confusione che di per sé non sarebbe di grande importanza, dal momento che non esistono tera­pie specifiche per curare l’influen­za né tantomeno il raffreddore: i farmaci sul mercato sono capaci solo di tenere a bada i sintomi, ma non di intervenire sulla causa infettiva. È però necessario stabi­lire la differenza, sia per stimare l’impatto del malanno di stagione sulla popolazione sia per verificare l’efficacia del vaccino.

Diversi studi hanno dimostrato che solo una minoranza di perso­ne che presenta sintomi influen­zali ha realmente contratto il virus responsabile della vera influenza. Siccome il freddo è propizio alla sua diffusione, in inverno cresco­no le possibilità, ma anche in que­sto periodo le probabilità, contra­riamente a quanto si crede, non sono mai molto alte.

Un esempio? Se prendiamo in considerazione l’inverno 2008- 2009, in media neanche quattro casi su dieci di sindrome influen­zale erano imputabili a una infe­zione da virus influenzale: in pra­tica circa due terzi non erano vere influenze. Anche nelle settimane clou della stagione invernale, vale a dire dalla settimana di Capodan­no a metà febbraio, le probabilità che i nostri sintomi fossero dovuti  a un virus influenzale erano del 50%. Ciò significa che in un caso su due avevamo sintomi simili, ma non si trattava di un’infezione cau­sata dalla vera influenza.

Come si presenta

Chi è colpito dal virus influenzale generalmente comincia ad accu­sare i primi sintomi della malattia tra le 24 e le 72 ore dal contagio. L’infezione si trasmette per via aerea (attraverso il respiro, la tos­se, gli starnuti…), ma anche indi­rettamente: basta avvicinare alla bocca la mano che si è data a una persona contagiosa, che magari in apparenza sembra perfettamente sana. Trascorso un periodo di in­cubazione, l’influenza si scatena con sintomi tipici: sensazione di freddo e brividi, che sono premo­nitori di febbre; questa può salire e superare i 38 °C e le si associano vari disturbi, come il mal di testa, dolori muscolari e malessere ge­neralizzato. Dopo due o tre giorni si intensificano i sintomi respirato­ri: mal di gola, tosse (dapprincipio secca, poi grassa) e dolori al petto. Se la febbre dura generalmente dai due ai cinque giorni, il decor­so della malattia si conclude nel giro di una settimana. Tuttavia, per sentirsi di nuovo in forma, bi­sogna aspettare ancora qualche giorno, quando cioè sparisce la sensazione di stanchezza tipica della malattia.

Chi colpisce di più

L’influenza colpisce di solito il 5-10% degli italiani, ma ogni sta­gione è diversa dall’altra: alcune sono molto lievi, altre più pesanti, come quelle del 2004-2005 e del 2009-2010 (“suina”), che hanno rispettivamente coinvolto più di 5 milioni di connazionali.

In rapporto alle altre fasce d’età, i bambini e i ragazzi ne sono mag­giormente interessati (la scuola è un ambiente che favorisce lo scambio dell’infezione), al contra­rio tra gli anziani sopra i 65 anni si verificano meno casi, molto pro­babilmente in virtù di una parzia­le memoria immunitaria che si in­staura con il passare delle stagioni influenzali. Ma è proprio tra questi ultimi, a dispetto di una bassa in­cidenza della malattia, che si veri­ficano più decessi per influenza: su 100 morti, 85-90 sono persone con più di sessantacinque anni. Questo perché la salute già pre­caria di anziani e malati cronici è messa a dura prova dall’infezione.

Le possibili complicanze

Le complicazioni dell’influenza si possono verificare quando l’infe­zione, anziché restare limitata alle prime vie respiratorie, si propaga ai bronchi e ai polmoni, oppure quando sopraggiunge un’infezione batterica. Le persone che han- no più di 65 anni e sono affette da malattie respiratorie croniche, malattie cardiache o con un sistema immunitario compromesso potrebbero andare incontro a polmoniti virali o batteriche. Anche i bambini sono esposti a possibili complicanze: le più probabili sono l’otite, la sinusite e la polmonite. Comunque, di per sé l’influenza stagionale rappresenta raramente una causa di morte. Sebbene i numeri dei decessi a essa riconducibili siano difficilmente quantificabili, oltre che oggetto di controversie, si stima che in Europa muoiano in media otto persone ogni centomila, quando il virus non è particolarmente violento; al contrario negli anni in cui il virus stagionale è molto insidio- so il dato sale fi no a 44. Nel caso di pandemia, cioè di epidemie di particolare gravità, capa- ci di invadere interi continenti, si parla di impatti molto diversi: la “Spagnola”nel 1918 sembra abbia ucciso tra i 20 e 50 milioni di persone nel mondo, la pandemia asiatica (1957) circa un milione e mezzo, mentre la più lieve “Hong Kong” (1968) avrebbe fatto circa 700 mila vittime.

Il virus più temibile

Sono stati individuati tre tipi di virus influenzali: i virus A, responsabili dell’80% delle infezioni da influenza stagionale; i virus B, cui si imputa il restante 20%; i virus C, che sono quasi irrilevanti. Il fatto che i virus di tipo A abbiano diversi sottotipi (indicati con le strane sigle che spesso incontriamo: H1N1, H3N2…), rappresenta un problema per l’uomo, perché questi possono, attraverso lo scambio di materiale genetico, mescolarsi e riassortirsi, fino a produrre virus nuovi, contro cui il nostro sistema immunitario è più indifeso. Come è noto, il sistema immunitario, per debellare un agente infettivo e stabilire una protezione duratura, deve prima di tutto riconoscerlo. Poiché i virus cambiano in continuazione (vedi riquadro a pag. 11), le difese immunitarie generate nelle passa- te stagioni influenzali possono diventare inutili, in quanto non più in grado di riconoscere efficientemente il nuovo virus influenzale. Per questo non siamo mai pienamente protetti e ogni anno il vaccino cambia.

Come agisce il vaccino

La vaccinazione permette al nostro sistema immunitario di preparare le difese contro i virus prima della stagione influenzale. Questo allenamento specifico dovrebbe rendere le nostre difese immunitarie pronte a bloccare e debellare l’infezione, in vista di un futuro contatto con il virus. Se per il singolo individuo significa evitare i fastidiosi sintomi dell’influenza e nel caso delle persone anziane, essere protette dalle complicazioni letali per la collettività si traduce in una riduzione dei ricoveri ospedalieri e delle morti, in ambulatori e pronto soccorso meno affollati, in minori assenze dai posti di lavoro e dalle scuole. Così i servizi essenziali per la comunità sono garantiti e si risparmiano le risorse del servizio sanitario. Sarebbe tutto perfetto se non fosse per un particolare, tutt’altro che irrilevante. La vaccinazione – lo abbiamo già detto – non garantisce uno scudo totale: la sua efficacia (negli adulti in buona salute) è di circa il 60-70%, ciò significa che su dieci persone che si vaccinano, 3 o 4 prendono comunque l’influenza (quella vera e propria).

Efficacia solo parziale

L’efficacia solo parziale del vacci­no dipende prima di tutto dal fatto che la sua formulazione è basata su una predizione, che non sem­pre si rivela esatta.

L’Organizzazione mondiale della Sanità, per consentire alle case farmaceutiche la preparazione del vaccino in tempo, è costretta a fare una previsione sulla formula­zione molti mesi prima dell’inizio della stagione influenzale, con un buon margine di errore, perché, come abbiamo spiegato, il virus è in continua mutazione.

Se i ceppi virali previsti e inclusi nel vaccino non combaciano con quelli che poi realmente circole­ranno, la profilassi rischia di esse­re del tutto inefficace. Ma anche quando c’è perfetta corrisponden­za, la protezione non è garantita. Infatti, la risposta immunitaria, che il vaccino è chiamato a pro­durre, non si verifica necessaria­mente in tutti i soggetti.

Negli adulti in buona salute è più facile, ma questi non hanno certo bisogno del vaccino contro l’in­fluenza, che, non dimentichiamo­lo, è una malattia benigna. Negli anziani, i quali hanno un sistema immunitario meno reattivo, la ri­sposta potrebbe essere insufficien­te, quindi non in grado di proteg­gerli dal contagio.

Un bel problema, dato che sono proprio loro i più esposti alle con­seguenze negative dell’influenza e quindi più bisognosi di immuniz­zazione.

C’è un altro aspetto da tenere in considerazione: il vaccino non protegge da altre malattie parain­fluenzali, che mettono comunque a rischio la salute degli anziani e che, a ben considerare, costitui­scono la maggioranza delle infe­zioni respiratorie invernali.

Una strategia da rivedere

Se molti studi concordano sull’in­certezza dell’efficacia del vaccino sulle persone che più ne dovreb­bero beneficiare, c’è anche il fatto che la quasi totalità dei dati si basa su studi non sperimentali, a ri­schio errore, e che anziani e mala­ti cronici sono poco rappresentati nelle sperimentazioni cliniche. Di fronte a questa carenza di dati af­fidabili, è difficile affermare che la vaccinazione della popolazione a rischio sia una strategia che porta a una reale riduzione di ricoveri e decessi per influenza. Però i gover­ni e le autorità scientifiche sono convinti della sua validità.

Che fare, visto che il vaccino è a tutt’oggi l’unico strumento di pre­venzione disponibile? Urgono studi rigorosi per esprimersi in maniera definitiva, nel frattempo alcuni ri­cercatori propongono di continua­re a vaccinare i soggetti a rischio, anche perché il vaccino è piuttosto sicuro.

Sintomi sotto controllo e tanto riposo. Niente antibiotici

Il riposo è la migliore cura: non esiste una terapia specifica per l’influenza, bisogna lasciar fare all’infezione il suo decorso. I farmaci servono solo a dare sollievo dai sintomi. No agli antibiotici: sono inutili, perché l’influenza è causata da un virus. E i consigli della nonna? Vediamo.

Non scordarsi di bere

È tra i consigli più raccomandati, per evitare la disidratazione dovuta alla febbre. Chi normalmente è in buona salute, in questo frangente non deve sforzarsi di bere litri e litri d’acqua, ma bere quando ha sete.

Una bevanda calda può aiutare

Le bevande calde, secondo uno studio effettuato su persone con influenza o raffreddore, non sono utili più di tanto nell’alleviarne i sintomi. Ma non fanno neanche male. Quindi non forzate i bambini a bere tè e camomilla, se non ne hanno voglia.

Dormire in una stanza ben ventilata

Lo si sente spesso raccomandare, ma l’aerazione della stanza non cambia il decorso dell’influenza, né riduce per chi sta in casa le probabilità di essere contagiato, come molti credono. Rimaniamo in attesa di prove.

Inalare vapore

Che inalare vapore serva in questi casi è tutto da provare. Ma se abbiamo l’impressione che ci possa essere d’aiuto, possiamo tranquillamente farlo. Magari aggiungendo olio di eucalipto o mentolo, se il loro profumo ci piace. Stando solo attenti a non scottarci”.

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