Fotovoltaico: attenzione a quel che si fa

Era il 24.12.10 vi avevamo dato notizia della diffida alla Provincia di Piacenza per i progetti inerenti il fotovoltaico a terra, presentata da Legambiente. Il 10 marzo scorso avevamo postato “Stop del fotovoltaico al castello di Montanaro” ed il 13 maggio “fotovoltaico a Montanaro: esposto nei confronti della Provincia? Chi paghera’?”. Per rimanere vicini al nostro territorio  sottoponiamo ora alla vostra attenzione qualche stralcio di quanto pubblicato su “Libertà” di ieri dall’ottimo Filippo Columella:
podenzano – Legambiente lancia un nuovo allarme sul consumo di suolo nel Piacentino. Nel mirino è questa volta il maxi impianto fotovoltaico a terra… attualmente al vaglio della conferenza dei servizi in Provincia … tre impianti contigui che nei progetti occuperebbero circa 40 ettari (392mila metri quadrati ciascuno) nell’ex cava di Molino del fuoco. Con 55mila e 520 moduli al silicio che assicureranno una potenza di 7mila e 801 kilowatt (e un elettrodo nel territorio di Vigolzone), secondo l’associazione, il rischio non sarebbe solo quello di sottrarre ulteriore terreno all’agricoltura. A risentirne sarebbe
infatti un’area delicata dal punto di vista ambientale, «minacciata dal più grande impianto a terra della nostra provincia e forse uno dei maggiori della regione». …, il progetto – avverte Laura Chiappa, presidente del circolo piacentino di Legambiente – interessa una zona prossima al Nure e al confine con un’area Sic, caratterizzata per essere uno dei più importanti corridoi ecologici primari della rete ecologica provinciale. Per di più il campo fotovoltaico si troverebbe a ridosso del bosco di Fornace Vecchia, fra gli ultimi residui di foresta planiziale di querco-carpineto della nostra pianura, e rientrerebbe nel progetto di tutela, recupero e valorizzazione del torrente prevista dal Ptcp». … Una struttura di quel tipo, che si configura come una vera centrale elettrica, dovrebbe essere costruita in zone indicate come produttive dagli strumenti urbanistici. Ci chiediamo il perchè nella nostra provincia, nonostante la crescita della potenza installata, continuino a fioccare richieste di installazioni insostenibili che invece potrebbero essere sostituite con pannelli sui tetti degli edifici industriali». Stando ai dati del Gse, l’aumento è di oltre il 2mila per cento in due anni: da 5mila a 110mila kilowatt.
«La consapevolezza sui danni del consumo del suolo sta emergendo a
vari livelli, tuttavia – denuncia Giuseppe Castelnuovo di Legambiente – si
limita ad una mera sensibilità poiché non esitono strumenti per governarlo. E’
ora di abbandonare quell’idea per la quale non può essere frenata la libera
iniziativa privata e considerare invece il territorio come un bene comune da
preservare».

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2 risposte a Fotovoltaico: attenzione a quel che si fa

  1. Achille ha detto:

    Vi sembra normale che si possa fare la pubblicità alla ditta, pinco pallino che sia, solo perché hanno dato la possibilità a qualcuno di utilizzare gli incentivi per i pannelli solari? oppure riteniamo la ditta in questione una società di pubblica utilità? e se fosse così perché no la ditta di mio cugino che è più grande e mi passa la percentuale?
    mi sembrate tutti matti
    Achille

  2. Enri ha detto:

    Quoto questo articolo..molto meglio gli impianti costruti sui tetti..credo non si possano progettare e costruire impianti a terra libera vicino a boschi o comunque luoghi sottoposti a progetti di tutela!
    io ho sfruttato gli incentivi per costruire un impianto sul tetto del mio autolavaggio..devo ringraziare i tecnici dell’azienda Irsol. http://www.irsol.it/

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