Ripasso di storia

il nuovo ulivodi Gianluigi Boiardi e Giovanni Quaratino *

Nel giorno della Shoah, arriva notizia del cambiamento di nome di piazza Fratelli Maserati a San Nicolò che, secondo le intenzioni dell’amministrazione comunale di Rottofreno, dovrebbe essere intitolata al dottor Andrea Rossi, funzionario della prefettura di Piacenza durante la Repubblica di Salò, ucciso dai partigiani nei giorni della Liberazione. La lotta partigiana trova legittimazione nell’esistenza stessa della nostra Repubblica, fondata sui valori della Libertà e del 25 aprile. Questa data è uno spartiacque tra libertà e democrazia da una parte e Repubblica di Salò, fascismo, nazismo, dittatura e deportazione degli ebrei dall’altra. Su questo non è possibile continuare ad alimentare strumentali polemiche e divisioni. Chi non si riconosce in questi valori fondanti della nostra Repubblica non può certo fare il sindaco. Consigliamo al giovanissimo primo cittadino Raffaele Veneziani un bel ripasso di storia e di riflettere sul fatto che soltanto una Repubblica davvero libera e democratica può consentire anche a lui di fare politica.

* Consiglieri Provinciali del gruppo “Insieme per un nuovo ulivo”

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2 risposte a Ripasso di storia

  1. lamberto curatolo ha detto:

    La questione del Comune della Val Trebbia merita una attenta e seria riflessione.
    Vero è che l’Italia è una Repubblica antifascista. Vero è anche che Andrea Rossi fu repubblichino fino all’ ultimo ed assassinato dai partigiani a guerra conclusa durante i fatti meglio conosciuti come “avvenimenti del triangolo rosso”.
    La tesi del Sindaco che, dichiarandosi anch’esso antifascista (come potrebbe essere diversamente per un rappresentante delle istituzioni), vuole allontanare le ombre del revisionismo appare però da un’esame critico debole sotto il profilo di opportunità storica e politica.
    Infatti, ammettendo che il Rossi non si sia macchiato di colpe gravi nei confronti dell’antifascismo, nella convinzione che la sola appartenenza agli irriducibili di Salò non sia motivo sufficiente per la condanna a morte, si ottiene che il suo omicidio non sia inquadrabile in punizione partigiana ma in fatto comune di sangue, condizione certamente non sufficiente alla memoria che deve, invece, sostenere i valori positivi e d’esempio per la popolazione.
    Purtroppo, fatti come questo mi convincolo che la ferita aperta dall’esperienza fascista in Italia non si sia ancora rimarginata.
    Meglio sarebbe parlare, in questo caso, di opportunità. Opportunità di definire meritevole di memoria un comportamento che, sebbene libero da colpe, in nulla ha contribuito per l’uscita del nostro paese dal terrore del nazifascismo. Qui non si tratta di giudicare l’uomo, ma di definire il principio che deve sostenere la scelta di attribuzione di patrimonio collettivo.
    Questo principio non si risolve nell’individuo, ma nei suoi rapporti con l’evento storico a cui è riferibile. E così l’interrogativo si propone su una scala più vasta, sono colpevoli o innocenti i tanti testimoni repubblichini che rimasero volontariamente passivi e tutti coloro che, tanto più in alto nella gerarchia politica o militare, assistettero senza intervenire alla tragedia?
    Dico questo nella consapevolezza che non basta chiedersi la ragione per la quale migliaia di uomini abbiano avvallato, assecondato o siano rimasti in silenzio di fronte al regime, ma è necessario anche capire se l’essere umano aveva la possibilità, in quelle circostanze, di comprendere, di prendere posizione, di ribellarsi al compimento del male. E questo non solo in funzione della necessità della sopravvivenza vista come unico risultato perseguibile in circostanze tanto estreme, ma soprattutto per la funzione premiante del coraggio personale come fattore decisivo nella condizione in cui la paura della morte diventa la carta vincente per la perpetrazione dei regimi totalitari.
    Sono consapevole che tutti noi non amiamo scoprire le contraddizioni e le ambiguità degli esseri umani, perchè temiamo che siano anche le nostre. Ma è necessario e fondamentale tenere bene a mente che i sistemi totalitari sono stati una tragedia non soltanto per i crimini contro l’umanità di cui si sono macchiati, ma anche per le complicità e le arrendevolezze di tantissimi uomini soggiogati.
    Ed è in funzione queste considerazioni che ritengo inopportuna la decisione del Sindaco di Rottofreno.
    Un caro saluto

  2. Carlo San Nicolò ha detto:

    Da abitante di San Nicolò sono fiero della scelta del nostro Sindaco e Vi ricordo cari signori che una parte dei vostri compagni sono quelli che hanno intonato il vergognoso motto “10,100,1000 Nassiryia”.
    E’ stato ricordato un paesano barbaramente ucciso in quel luogo quindi non cercate di infangare la memoria di una persona che è stata una figura importante per il nostro Paese, quindi vedete di ripassare, anzi, studiare, la storia dei paesi prima che dare pareri e consigli a chi in questi paesi ci vive e conosce la storia.
    Saluti.
    Carlo San Nicolò

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