ilNichilista

«Ma in che Paese viviamo?». In questo Paese, viviamo. E’ l’ora di guardarlo negli occhi. Ma lo è anche di guardarci negli occhi pure tra noi. A tutti, anche a chi scrive faceva comodo pensare che tutto il marcio si annidasse nella classe politica, che bastasse buttare al macero quella per risanare l’Italia, e che per compiere questa operazione bastasse e possa ancora bastare qualche «regola» nuova. Non è così. E se persistiamo in questo autoinganno, al macero ci andiamo tutti. Guai se non troviamo il coraggio di riconoscere che la classe politica della Prima Repubblica era, nella sua putredine, lo specchio di un Paese nel quale la coscienza morale e civile è sempre rimasta monopolio di una esigua minoranza, regolarmente relegata ai margini della vita pubblica, e ora – temiamo – in via d’estinzione.

– Indro Montanelli, Ma il Paese è meglio della classe politica?,
Corriere della Sera…

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4 risposte a

  1. Zorro ha detto:

    poveri italiani, fessi fino alla fine anche quest’anno hanno applaudito sanremo, manifestazione necessaria per sprecare qualche milione di euro, considerato che l’apporto pubblicitario è stato inferiore alle spese sostenute, che imbecilli.
    una nazione che è sull’orlo del baratro, con le stesse facce dei politici a cui contestare il disastro in cui versiamo, che continua a tollerare sprechi e contestualmente si indigna perché i politici non rinunciano al vitalizio, non avete capito che è ora di pretendere qualcosa di concreto? Bersani, Rutelli, Fini, Berlusconi e chi più ne ha ne metta è ora di farsi da parete, il finanziamento pubblico ai partiti, via non possiamo più permettercelo, se hai i tuoi soldi o chi ti finanzia bene, altrimenti a casa andate a lavorare, basta saltare da una poltrona ad un’altra al solo scopo di mantenere privilegi, basta continuare a prendere per il culo gli italiani, che forse lo meritano solo per la loro cecità, basta mani pulite a solo dimostrato che questa è una nazione marcia e coloro che intendono opporsi e cercano di cambiare qualcosa sono da combattere. Panem et circences, all’italiano basta il calcio, il telefonino ultima generazione un po di figa in televisione ed è contento, disposto a tollerare qualunque sopruso.
    SVEGLIATEVI !!!!!!!!!!

  2. lamberto curatolo ha detto:

    Purtroppo quanto possiamo affermare con tanto rammarico è che la politica d’oggi è più corrotta di allora. E siamo cambiati anche Noi cittadini, purtroppo ci hanno abituati a cercare e trovare una giustificazione ad ogni comportamento, a giustificare a prescindere per il solo spirito d’appartenenza. Il malaffare è diventato terreno per il confronto politico, come se principi fondamentali fossero diventati terreno di conquista di questa o quella fazione politica. E questo perchè, dato per appurato e storicamente condiviso che il “danno” lo fecero i politici della prima repubblica, ne consegue che ai politici d’oggi viene concessa ogni spavalderia. Inotre, vent’anni fa c’era diffuso e per contingenze economiche un sentimento di riprovazione e un clima sociale così ostile verso i corrotti che chi veniva beccato non poteva fare altro che andarsene. Dal 1994 a oggi abbiamo assistito impotenti e soggetti ad un bombardamento mediatico senza precedenti ad una vera e propria restaurazione. Con simboli e qualche nome diversi si è tornati alle abitudini di prima. Con la facilitazione che oggi si può sempre dire che è una toga rossa che ti attacca per motivi politici.
    un caro saluto

  3. Pietro ha detto:

    Nessuno pensò mai che potesse bastare “mani pulite” per richiamare il nostro Paese al rigore morale, negli anni a seguire si è dovuto prendere atto che l’italiano è cronicamente affetto da intrinseca necessità di “fottere il prossimo”, corruzione, evasione fiscale, raggiri e chi più ne ha ne metta, sono le regole che ispirano l’italiano nella vita di tutti i giorni. il Popolo non è certamente aiutato da una classe politica inetta e profondamente disonesta, quindi non trae ispirazione per comportamenti diversi. Chi, con grande fatica, segue o cerca di far seguire le regole è visto come un marziano, siamo un Paese che sta per pagare il prezzo dell’inerzia della classe politica, che ha speso tutte le risorse, in inutili tentativi, per dimostrare che vivere al limite della legalità è come vivere nella legalità. Signori non è così, stiamo facendo i conti con una crisi, da molti negata ma non sofferta, che trascinerà il Paese nel Medio Evo. Ricordate il Medio Evo? dove la Legge non era uguale per tutti, dove i ricchi rappresentavano il potere, dove negare l’istruzione aiutava a condurre il popolo senza troppe contestazioni, è esattamente quello che ancora oggi sta accadendo, con metodologie moderne più sofisticate, dove non si ha la sensazione di non contare nulla, ma dove di fatto, non cambia nulla. Vi sarete accorti che le facce della politica sono sempre le stesse, quelle facce che raccontano come dovremmo fare per risolvere i problemi ma da cinquantanni, i problemi, sono sempre gli stessi, di come non impariamo nulla dai nostri errori e davanti all’ennesima tragedia ci si stupisca sempre nel nome dell’eccezionalità?
    Signori, questo Paese è morto non sanno come dircelo; quello che succede in Grecia è solo il preludio di quello che presto o tardi succederà anche in Italia. Monti non cammina sulle acque e il saccheggio del denaro pubblico continua ad essere lo sport nazionale, la Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi il giro delle tangenti . . . dove vogliamo andare.
    Pietro

  4. Zione ha detto:

    Zione, il triste ventennio di Tangentopoli e la Genesi dei senza Dio del GIUDICIUME, politico e TERRORISTICO, ben supportato dalla Complicità di qualche servile, interessato e Turpe Sgherro dal Banditesco fare, che nella nefasta alba della nascita delle disonorate Mani Luride, incominciò a germogliare a danno dei Compagni Socialisti di Orbassano, col Ludibrio dello Scellerato processo Farsa a Mario Longobardi (più eccelse Infamie ad altri, a seguire …); quella bubbonica Peste, che con grande strepito di grancassa da imbonitore e vigliaccamente, imbrogliava la Gente, illudendo e facendo falsamente intendere che avrebbe cambiato in meglio la Storia del Paese.

    Invece la troppo Privilegiata e mai abbastanza Maledetta Casta dei Giudicioni, i prevaricatori e Usurpatori della paziente e Onesta Magistratura, ha sempre fatto in modo da non far colare il grasso dal suo abbondante truogolo, facendo girare il testimone delle decisioni delle loro associazioni di Furfanti soltanto per i propri adepti di pusillanimi, infingardi e Cialtroni; ha finito così di immiserire il Popolo Italiano, ha conseguito grossi benefici di Carriera a scapito di chi ne avrebbe avuto il Diritto per laboriosità, morigeratezza e Sapienza Giuridica, ha messo all’ingrasso qualche Suino di insaziabile fame, ed ancora e peggio di allora, AMMORBA il Consorzio Civile coi suoi miasmi; dei quali e disgraziatamente non se ne scorge la fine.

    Ma come osi, Mascalzone Farabutto; ma come ti permetti di non dirmi tutto quello che Io e a modo mio Voglio sapere … scostumato che non sei altro; adesso ti faccio vedere IO chi sono e come bisogna rispondere col dovuto rispetto all’Autorità; ora ti cazzeggio e ti faccio mettere subito ai topi, gridò paonazzo quello squallido spaccamontagne Rodomonte del p.m. Fellone chiamando i feroci Sbirri, quando si rese ben conto che il pur rispettoso e timoroso TESTIMONIO (che in quel momento rappresentava lo STATO …), era però anche refrattario ai suoi subdoli tentativi di Coartazione, di Calunnie e alle minacce di “arresto” (Sequestro di Persona …).

    Allora tutto incazzato, scoppiò di bile il Miserabile Verme, che in quella fetida Cloaca tribunalizia della bella e sfortunata Torino la faceva da PADRONE, col beneplacito di una eccelsa Corte di vili BUFFONI, che Mafiosamente glielo permettevano e coi quali defecava allegramente sui Sacri Libri della Legge; e tutto per colpa di quel brutto arnese, un povero Cristo appena alfabeta, del “fetentissimo popolaccio Sovversivo”, che per sua (ma anche e ancor di più per la di lui) disgrazia, gli era capitato fra le grinfie quel maledetto giorno.

    Al che lo Sventurato chiese al tizio che Barbaramente infieriva, se oltre ad essere una Potenza del Cielo, lo stesso fosse anche un indigeno di questa Terra; immantinente, il superbo e ignorante Giudicione asserì che lui era un Uomo; questa inattesa e sconvolgente risposta subito sbalordì il misero Tapino, ma dopo un attimo di riflessione il Povero Cristo nel saggio intento di evitare le conseguenze di un annegamento, trovò la forza di deglutire un Ciclopico sputo che gli sgorgava dal cuore, ma anche il coraggio di rispondere a quel Figlio del Demonio e perciò gli chiese: “STRUNZ, allor si è over ca tu sì n’omm, parl cu l’OMM, nun parlà che pann …”; e fu così che per la prima e l’ultima volta e da Uomo Libero, confessò le sue colpe un Oltraggiato Cittadino e svanì nel Nulla …

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