Riordino Province: “da Piacenza non è giunta nessuna proposta”

Il VERO protagonista della partita del riordino delle province é il C.A.L., Comitato Autonomie Locali, tutto il resto è LA SOLITA FUFFA. La presidente del Comitato delle Autonomie Locali dell’Emilia-Romagna, Marcella Zappaterra, ha dichiarato: “Il primo ottobre, il CAL si riunirà … ormai si può parlare di un accorpamento tra Parma e Piacenza, anche se in fase di valutazione c’è ancora l’ipotesi Parma, Piacenza e Reggio” ed ha aggiunto: “Da Piacenza al CAL nessuna proposta. Nei prossimi giorni metterò in agenda la richiesta di incontrare i rappresentanti piacentini”. QUESTA è la triste verità, per ore. Di più sull’articolo dell’ottima Elisa Malacalza su Libertà del 14 settembre 2012:

“La domanda è chiara, la risposta tranciante. Il Comitato delle autonomie locali ha un progetto di riordino, da consegnare alla Regione, entro il 3 ottobre? «Il primo ottobre, il Cal si riunirà. Ci sarà una provincia unica in Romagna, Ferrara per il momento resterà da sola, avremo la città metropolitana di Bologna e resta da chiarire il nodo Emilia nord: ma direi che, ormai, si può parlare di un accorpamento tra Modena e Reggio Emilia e di uno tra Parma e Piacenza. Anche se in fase di valutazione, seppure meno accreditata, c’è ancora l’ipotesi Parma, Piacenza e Reggio, con Modena da sola». La bomba è scoppiata. Se fossimo in un altro Stato europeo, non stupirebbe più di tanto che la decisiva affermazione arrivi da una quarantenne, bionda, occhio azzurro, con una sua pagina blog dove risponde in tempo reale. Se fossimo in un altro Stato europeo, non stupirebbe più di tanto che la stessa politica quarantenne sia già presidente di una Provincia importante come Ferrara, e, al contempo, presidente del Comitato delle autonomie locali dell’Emilia-Romagna. Il Cal, cioè, che è vero protagonista della partita del riordino geografico e istituzionale delle province. A guidarlo, è Marcella Zappaterra, nata il 17 dicembre del 1972. Segno del sagittario, precisa e puntuale come tutti i sagittari, iscritta al Pd. Ma le sue note biografiche, nella fase tanto delicata che è chiamata a traghettare, contano poco, perché i giorni a disposizione del Cal per formulare una proposta di riordino entro il 3 ottobre stanno per scadere. Impensabile ipotizzare che il Cal se ne stesse davvero ad aspettare che i territori si mettessero tutti d’accordo. E, infatti, il progetto sembra in fase piuttosto avanzata. Anche se si muove nei contorni di quella che la Zappaterra definisce “una riforma al buio”. Piacenza, in questo progetto del Cal, sarebbe accorpata a Parma. Ma se Piacenza delibera in consiglio provinciale la richiesta di avviare un’azione referendaria per passare in Lombardia? «Io spero che Piacenza ci ripensi. È bene che il territorio regionale rimanga unito, e Piacenza so che troverebbe indubbiamente un ruolo da protagonista in un’area vasta. Ad ogni modo la legge prevede che si possano attivare procedure referendarie solo a conclusione dell’iter di riordino. Per questo, noi daremo comunque una proposta alla Regione che comprenda anche Piacenza. Tenga conto che uno dei problemi legati a questo riordino, che non chiamerei “riforma” visto che di riformato c’è ben poco, sono i tempi, brevissimi. Per questo, non è possibile fare percorsi partecipativi con i cittadini e, sempre per questo motivo, vedo più svantaggi nel riordino che vantaggi. A Ferrara, dal momento che avevamo i requisiti per farlo, abbiamo scelto di congelare le ipotesi e di stare da soli. Ma solo per il momento. Prima o poi, dovremo accorparci. E, comunque, ripeto, abbiamo i requisiti. Piacenza no». Da Piacenza al Cal nessuna proposta? «No. Nei prossimi giorni metterò in agenda la richiesta di incontrare i rappresentanti piacentini». Ma questo riordino almeno un vantaggio dovrà pur averlo. O no? «Il tentativo di sburocratizzazione, ad esempio, e il fatto che, senza le province come collante istituzionale, i Comuni potranno avere più ruoli, lasciando le decisioni più vicine al cittadino». Sì, ma se i comuni avranno le risorse per sostenere tutto questo. «Questa è la nostra grande incognita, il Governo in questo senso è già in ritardo». Trespidi chiede una “deroga” a quella che nei fatti è una soppressione. Ma la chiama “valutazione di criteri di flessibilità”. «Sì, perché sa bene che la deroga non possono dargliela, la legge è molto chiara. A La Spezia è stata concessa solo perché confina unicamente con una città metropolitana, Genova». La Zappaterra, nel pomeriggio di ieri, è passata dalle parole ai fatti. E ha scritto ai sindaci per illustrare il progetto. Nella lettera, il Cal non si addentra nella spinosa questione dei capoluoghi, confermando di aspettare in merito la posizione dei singoli enti.”

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