Cozze & intossicazioni: tutte le info

“E’ bene ricordare che ognuno di noi può tutelarsi comprando solo molluschi di origine certa ovvero verificando l’ l’etichettatura; solo questi ultimi, infatti forniscono le garanzie sanitarie conseguenti ai rigorosi controlli di laboratorio di cui sopra”. Questa la conclusione di una lunga esposizione a cura del “Centro Studi per la Sicurezza Alimentare” sul rischio associato alle Biotossine Algali nei frutti di mare. Per informazioni o commenti è possibile cliccare QUI: si aprira’ la pagina x le info.

La presenza nei prodotti ittici di biotossine, sostanze tossiche sintetizzate da alghe unicellulari (Dinoflagellati, diatomee) di acqua dolce e salata, rappresenta un emergente problema di sanità pubblica. Infatti, la contaminazione con tossine algali dei molluschi bivalvi filtratori (MEL) come le cozze e le vongole, è alla base di varie intossicazioni umane a trasmissione alimentare. I MEL maggiormente interessati negli episodi di malattia appartengono ai generi Argopecten, Cardium, Mya, Mytilus (cozza), Pecten, Saxidomus e Spisula. Sebbene anche le ostriche possano essere “inquinate”, nella gran parte dei casi questi animali risultano contaminati in misura minore rispetto ai generi appena elencati. A livello globale, le sindromi più frequenti sono provocate dalle tossine del tipo PSP e DSP (Ciminiello P., Fattorusso E., 2007). Le prime sono state isolate per la prima volta in zone costiere dell’Alaska dal mollusco Saxidomus giganteus e, una volta ingerite con l’alimento, impediscono la trasmissione dell’impulso nervoso nei nervi periferici e nei muscoli scheletrici. I sintomi dell’intossicazione sono di tipo neurologico (formicolio degli arti, difficoltà respiratoria, perdita dell’equilibrio, paralisi diffusa ecc.)  mentre l’ esito è infausto a causa dell’insorgenza di paralisi respiratoria. Nell’uomo alle volte, un solo milligrammo di PSP può essere sufficiente a causare la morte.

Sebbene alcuni crostacei, come ad esempio le aragoste, possano accumulare PSP nei loro tessuti, il pericolo di intossicazione, nella maggior parte dei casi, è associato al consumo di molluschi bivalvi ed in particolare Mytilus edulis (cozza)e Saxidomus giganteus. Un ruolo più marginale viene svolto da specie appartenenti ai generi Argopecten, Cardium, Mya, Pecten e Spisula. La maggior parte degli episodi di sindromi PSP riportati in questo secolo sono avvenuti lungo le coste orientali e occidentali del nord America e sono quasi tutti legati a “maree rosse”, dovute ai dinoflagellati, le alghe unicellulari produttrici di tossine. La presenza di tossicità da PSP in mitili è stata tuttavia rilevata anche lungo le coste spagnole del Mediterraneo. Nel 1994 una fioritura algale lungo le coste del Marocco provocò 64 casi di intossicazione, di cui 4 mortali. I primi casi europei di sindrome paralitica da bivalvi furono descritti nel 1885. Dal 1920 al 1984 in Europa sono stati diagnosticati 238 casi di PSP con 5 morti. Gli episodi più gravi si sono manifestati nel Regno Unito (78 casi) nel 1968 , nel 1976 in Spagna ed Europa occidentale, di cui 38 in Italia per cozze spagnole importate dai Rias della Galizia. Le tossine DSP (Diarrhetic shellfish poisoning), invece, vengono prodotte da alcuni dinoflagellati appartenenti ai generi Dinophysis e Prorocentrum e sono in grado, una volta ingerite, di causare una sindrome ad esito non letale, caratterizzata da diarrea, vomito, crampi addominali, nausea. Fino agli anni ’80, le aree dove sono state registrate intossicazioni da tossine DSP erano circoscritte all’Oceano Atlantico, al mare del Nord, alle coste degli Stati Uniti (dell’Atlantico e del Pacifico), del Cile, del Sud Africa, della Tailandia e del Giappone. Per quanto riguarda il Mediterraneo i primi casi di contaminazione sono stati rilevati in Francia nel 1987 e lungo la costa orientale della Corsica . Nei mari italiani, invece, il primo episodio noto di intossicazione da tossine DSP si è verficato in Adriatico nel Giugno del 1989. In tale occasione, fu dimostrata la presenza di cellule di Dinophysis fortii in mitili della fascia costiera dell’Emilia Romagna, che avevano causato disturbi diarroici in circa un centinaio di consumatori. Questo fenomeno è stato successivamente osservato nel Golfo di Trieste e lungo la costa marchigiana. Contaminazioni di mitili da tossine DSP sono state segnalate anche lungo le coste della Croazia e della Slovenia. La tossicità dei mitili dell’Adriatico settentrionale dovuta a tossine DSP si manifesta con una certa continuità, presentandosi di solito nel periodo stagionale estivo-autunnale. Altre 2 patologie causate da biotossine algali sono la ASP o Amnesic Shellfish Poisoning e la NSP o Neurotoxic Shellfish Poisoning. La prima è provocata da potenti tossine che agiscono sul sistema nervoso, prodotte da alghe del genere Pseudonitzschia. Oltre a disturbi di tipo gastrointestinale, questa  intossicazione è in grado di provocare confusione e perdita di memoria, da cui il termine Amnesic Shellfish Poisoning (ASP). Riconosciute per la prima volta come causa di avvelenamento in Canada nel 1987, le biotossine algali della ASP sono presenti nelle acque costiere del Nord Europa ma non sono mai state segnalate nel Mar Mediterraneo. Nel Dicembre del 1999 le biotossine algali della ASP vennero identificate per la prima volta in molluschi prodotti in Irlanda. Studi successivi hanno permesso di riscontrarle in 6 specie fra le quali 3, Mytilus edulis, Crassostrea eduli, Ensis siliqua, con livelli inferiori a quelli consentiti dalla normativa comunitaria ed una, Pecten maximus, con quantitativi superiori. La NSP, altra biotossine algale in grado di causare una sindrome di tipo neurotossico, è legata alle fioriture del dinoflagellato Ptychodiscus brevis (Gymnodinium breve), conosciuto già nel 1800, ma identificato come causa di malattia solo nel 1952. L’area geografica maggiormente interessata dalla presenza di questa alga è rappresentata dal golfo del Messico e dalle coste della Florida e del nord Carolina. Sono state riportate fioriture di tale specie di Dinoflagellato, non associate a morie di pesci o ad intossicazioni nell’uomo, anche nella Spagna settentrionale, in Giappone e lungo la costa orientale del Mediterraneo. Il rischio per l’uomo deriva dall’ingestione di molluschi contaminati e dall’inalazione di aerosol contenente cellule o loro frammenti, in prossimità di aree interessate dalle fioriture. I principali sintomi sono: sensazione di paralisi alla bocca e alle dita, rallentamento del battito, sensazione di caldo e freddo e lieve diarrea. La guarigione avviene in pochi giorni. Anche nell’Adriatico sono stati riportati casi di irritazione respiratoria, probabilmente dovuti alla presenza di una specie di Gymnodinium non ancora definita tassonomicamente. Nei paesi industrializzati, i programmi di controllo negli allevamenti dediti alla mitilicultura, permettono un sostanziale contenimento del rischio sanitario associato alle biotossine di cui sopra. Nelle altre Nazioni ed in particolare nelle aree dove le popolazioni ricavano dalle risorse marine gran parte dei prodotti per l’alimentazione, gli episodi di intossicazione sono frequenti. La problematica relativa alla presenza delle tossine algali nei mari ha un importante risvolto sanitario ed  economico. Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, sono coinvolti non solo i MEL ma anche i pesci nei quali le biotossine algali possono provocare grandi morie sia direttamente o a seguito dell’ingestione di piccoli molluschi planctonici contaminati. Poichè i pesci risultano in genere molto sensibili alle biotossine algali muoiono prima che vengano raggiunte nelle loro carni concentrazioni considerate pericolose per l’uomo. Tuttavia alcune tossine liposolubili, come le ciguatossine, non hanno effetti significativi sui pesci ma tendono ad accumularsi lungo la catena alimentare fino a raggiungere elevate concentrazioni nei grossi pesci predatori che risultano quindi tossici per l’uomo. La ciguatera è un’intossicazione tipica delle regioni costiere tropicali e subtropicali, particolarmente dei Caraibi e delle isole del Pacifico ed è causata dall’ingestione di una grande varietà di pesci delle barriere coralline. Il termine ciguatera deriva dal nome usato nel 18° secolo nelle Antille spagnole per una intossicazione alimentare causata dalla “cigua”, un mollusco del genere Cittarium. Responsabile della produzione di ciguatossine è un dinoflagellato, Gambierdiscus toxicus di cui si nutrono i pesci erbivori. Questi ultimi a loro volta, vengono predati dai carnivori che si contaminano; in questo modo si innesca un effetto “accumulo” (biomagnificazione) lungo l’intera catena alimentare per cui i pesci più grandi e più vecchi presentano livelli di ciguatossina molto elevati, soprattutto nelle interiora. Sono state individuate più di 400 specie ittiche vettrici della biotossina. La ciguatera si presenta come una sindrome acuta con vomito, diarrea, dolori addominali, disturbi neurologici e, in alcuni casi, bradicardia o tachicardia. Non trattata, la comune sindrome gastroenterica si risolve entro 24-48 ore, ma alcuni sintomi neurologici possono persistere per mesi . Non essendoci segni premonitori della presenza di tossina nel prodotto ittico, gli unici interventi efficaci riguardano l’implementazione di sistemi di sorveglianza per monitorare fioriture di alghe potenzialmente produttrici di tossine. Il controllo delle fioriture algali nelle zone marine è uno degli strumenti più importanti di prevenzione nei confronti delle diverse sindromi da biotossine . Specifiche normative nazionali e comunitarie prevedono il monitoraggio della componente fitoplanctonica. I campionamenti delle acque, eseguiti con frequenza e regolarità, permettono di acquisire preziose informazioni sull’eventuale presenza, concentrazione e andamento spazio-temporale delle alghe potenzialmente tossiche. Altrettanto importante risulta ai fini della prevenzione, quanto disposto dalle recenti normative comunitarie (Regolamento 854/ 2004, Regolamento comunitario 853/2004 )  secondo le qualiche non solo le zone di produzione  e quelle di stabulazione, devono essere sottoposte a controlli diretti alla rilevazione di plancton tossico, ma anche i molluschi in esse allevati o stabulati. Ulteriori accertamenti sui frutti di mare vengono eseguiti nelle fasi di produzione seguenti sino al prodotto finito, pronto per essere consumato dall’acquirente. E’ bene, infine ricordare che ognuno di noi può tutelarsi comprando solo molluschi di origine certa ovvero verificando l’ l’etichettatura; solo questi ultimi, infatti forniscono le garanzie sanitarie conseguenti ai rigorosi controlli di laboratorio di cui sopra.

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