Coca: fermato un pizzaiolo a S. Giorgio

il titolo sul quotidiano

“Indagine dei carabinieri tra Caorso, San Giorgio e Cremona: quattro persone arrestate”. “Marsian Mandija, 27 anni … lavorava infatti
come pizzaiolo a San Giorgio e insieme alla farina maneggiava anche un’altra polvere bianca”. E’ quanto si legge su un articolo pubblicato il 21 u.s. sul quotidiano locale e che vi riportiamo in stralcio: ” … Dopo l’arresto fuori dal casello di Caorso e la condanna del giugno scorso a 4
anni e 10 mesi per la detenzione di un chilo di cocaina, Afrim Mani, albanese di
57 anni, era agli arresti domiciliari in un appartamento di un palazzo signorile
in via Vitali a Cremona. Un luogo che si è però rivelato un vero e proprio bazar
della droga, dove nel giro di qualche mese sono stati trovati quasi un chilo e
mezzo di coca. Stupefacente gestito da due connazionali, entrambi finiti in
manette: il 14 giugno è stato arrestato Bardhi Hysa, 46 anni, considerato un
boss della mala albanese, il 14 settembre il nipote 23enne.
Lasciare in
quella casa ai domiciliari una persona già condannata per traffico di droga
sembrava un paradosso: e infatti nei giorni scorsi il gip di Piacenza ha
revocato la misura e disposto il trasferimento in carcere.
Afrim Mani era
stato arrestato il 16 gennaio scorso insieme al connazionale Marsian Mandija, 27
anni, residente a Stagno Lombardo, nel Cremonese. Ieri il maggiore Helios
Scarpa, il tenente Filippo Lofranco e il maresciallo Salvatore Russo hanno fatto
il punto sull’indagine antidroga, che si è mossa tra San Giorgio, Caorso e Cremona.
Il 27enne lavorava infatti
come pizzaiolo a San Giorgio e insieme alla farina
maneggiava anche un’altra polvere bianca. Il lavoro sarebbe stato una sorta di
copertura, secondo quanto emerso dalle indagini, e i suoi affari con la cocaina
fiorivano anche in Valnure.
«Questi due soggetti avevano dei precedenti
importanti per traffico di stupefacenti ed erano già stati arrestati assieme –
hanno spiegato gli inquirenti – e per questo abbiamo iniziato a tenerli
d’occhio. Spesso facevano viaggi nell’hinterland milanese e avevamo notato che
per tornare a Cremona uscivano sempre al casello di Caorso sull’A21. Questo
perché quell’uscita autostradale permette di controllare la presenza di posti di
blocco all’esterno. E infatti bloccarli non è stato facile. Ci siamo dovuti
nascondere e sbucare fuori nel giro di un minuto mentre loro pagavano il
pedaggio. Sicuramente il fatto che non avessero il telepass ci ha
aiutati».
Una volta scattate le manette il 16 gennaio, i due finiscono nel
carcere di strada delle Novate e patteggiano la pena il 21 giugno. Quindi
vengono messi ai domiciliari a Cremona, dove vivono. Visti i collegamenti
cremonesi, i carabinieri del capoluogo lombardo iniziano a indagare su amici,
familiari e conoscenti dei due uomini. E si arriva così all’arresto di Bardhi
Hysa del 14 giugno. Lui a Cremona vive in via Fatebenefratelli, mentre la madre
novatenne risiede in via Vitali: nella cantina del palazzo dell’anziana donna
viene trovato un chilo e 200 grammi di cocaina. Ma quello non è soltanto il
palazzo dove qualche settimana dopo Afrim Mani sarà messo ai domiciliari, ma
anche dove il 14 settembre verrà arrestato il nipote 23enne di Bardhi (nonché
cugino del pizzaiolo 27enne) e trovati 270 grammi di cocaina. Dopo tutto ciò,
revocare i domiciliari per il 57enne era il minimo.”

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