San Damiano al tramonto

da “PiacenzAntica”

“San Damiano al tramonto” è uno dei più riusciti paesaggi dell’artista Francesco Ghittoni, grande pittore nato a Rizzolo di S. Giorgio il 25.03.1855 e scomparso a Piacenza nel 1928. A fronte del dichiarato intento (naturalmente in campagna elettorale) dell’attuale amministrazione sangiorgina in merito alla “Valorizzazione della figura del pittore Francesco Ghittoni e dei luoghi della sua infanzia”, come risulta dal libro dei sogni cui rimandiamo, un bell’articolo di Carlo Carrà , titolato “Francesco Ghittoni, un artista sacrificato”, ed ospitato su “Libertà” del 14 u.s., ci richiama alla triste realtà di incuria ed abbandono:

“Francesco Ghittoni, un artista sacrificato … Per valutare adeguatamente la pittura di questo artista sacrificato bisogna tener conto dell’ambiente in cui si è formata e svolta. Se non fu apprezzata nel giusto grado, ciò in gran parte si deve ricercare nel fatto che la generazione a cui apparteneva il Ghittoni viveva nell’orbita del positivismo estetico e filosofico, il quale, come si sa, restringeva i problemi artistici infatti del tutto diversi da quelli perseguiti da questo nostro artista. Così avvenne che la pittura trionfante in Italia dal 1880 all’alba del nuovo secolo spesso appare ai nostri occhi la più disossata, la più fiacca e manierata. In altre parole, i riferimenti stilistici della pittura di Ghittoni non collimavano con i ripieghi psicologici dell’ultimo verismo ottocentesco né con i canoni dello pseudo classicismo accademico superstite. Per queste ragioni il piacentino, che possedeva un senso più genuino dell’arte dei suoi coetanei, doveva trascinare l’esistenza misconosciuto fra i suoi stessi concittadini…. Col «Ritratto della signora Buscarini Piviani» si raggiunge il culmine a cui forse era dato aspirare alla personalità del piacentino. Costruito con grandissima perizia disegnativa in una struttura tutta rigore e con sobria cromìa di grigi e verdini freddi e rosa, questo ritratto, pervaso di una liricità contenuta e di umano sentimento, va incluso fra i maggiori esemplari della pittura italiana dell’Ottocento. E non è, questa, piccola lode se si pensa ai buoni esempi lasciati, tanto per far qualche nome, da un Ranzoni, da un Fattori e da un Lega. Alla serie dei dipinti ora menzionati, si devono aggiungere i più riusciti paesaggi; fra i quali ricorderò «Alberi e canale», «San Damiano al tramonto» e «Monastero di Rizzolo»…. A questi saggi si aggiunga il gruppetto di disegni, parecchi dei quali potrebbero figurare senza scapito nelle migliori raccolte del genere…. Anche in queste spicciole prove si manifestano la squisita sensibilità e la non comune elevatezza dell’ingegno pittorico di un artista nobilissimo ingiustamente sacrificato. Francesco Ghittoni che si può dire abbia egli vissuto nella più dura povertà dal 1885 [1855], anno della nascita, al 1928, anno in cui, vecchio, si spense.”

Biografia:

Fu allievo prima di Lorenzo Toncini, poi di Bernardi Pollinari presso l’Istituto -Gazzola- di Piacenza. Esordì nell’81 a Milano, all’Esposizione Nazionale, con due quadretti di genere che ottennero le lodi della critica, pur con qualche riserva. Espose ancora in concorsi nazionali a Milano, Roma e Torino, segnalato dalla critica come un pittore di talento sacrificato in un ambiente -senz’aria-. Nel 1903 fu nominato conservatore del Museo Civico di Piacenza; nell’11 titolare di figura presso l’istituto d’arte in cui aveva studiato. Nel 1939 una mostra postuma allestita nel Salone del Palazzo Gotico di Piacenza per iniziativa di un suo allievo, Giacomo Bertucci, lo propose all’attenzione della critica, che finalmente si soffermò sulla sua attività artistica, che risultò, com’è, degna del massimo interesse. Dipinse ritratti, scene -di genere- (in realtà sono tutte pagine autobiografiche), soggetti sacri paesaggi; in tutti -è un candore da primitivo ed è questa sua condizione spirituale che lo rende superiore ad artisti più abili di lui- (Bertucci). La sua è una pittura scarna, di sintesi; non è mai gioco, mestiere, ma confessione, atto di fede. La sintesi fu interpretata come incapacità d’analisi, come mancanza di abilità. Nell’epoca di Favretto, di Bazzaro, i suoi panneggi tirati, cadenzati (ricordano Piero della Francesca, anticipano Casorati), realizzati con tonalità spente, non piacquero. Era un pittore -triste-. Nel ’39, come si disse, ci si accorse di lui; ma poi la guerra lo fece di nuovo dimenticare. -II -Ritratto di Lamoure- ci riporta nientemeno che al Goya, per gli accesi rossi del volto e l’acuto realismo. Col -Ritratto della signora Buscarini- (1883) si raggiunge il culmine a cui forse gli era dato aspirare. Costruito con grandissima perizia disegnativa in una struttura tutta rigore e con sobria cromia di grigi e verdini freddi e rosa, questo ritratto, pervaso di una liricità contenuta e di umano sentimento, va incluso fra i maggiori esemplari della pittura italiana dell’Ottocento- (Carrà).

Annunci

Informazioni su insiemepersangiorgio

https://insiemepersangiorgio.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...